
LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

L'UFFICIO DI COLLOCAMENTOPasso le mie giornate a lavorare come una povera disperata e nonostante tutto mi capitano certe cose inspiegabili. Oggi, per esempio, mi sono fermata in un distributore automatico a fare benzina e mentre me ne stavo lì con la pistola in mano, alla pompa accanto c'era un ragazzo extracomunitario sulla trentina che mi fissava. Ad un certo punto me lo sono ritrovata davanti.
X: << Tu sei ricca?>>
B: <<Cosa scusa?>> (???)
X: <<Tu ricca?>>
B: <<In che senso?>>
X: <<Io lavorare>>
B: <<Eh?>>
X: <<Cerca lavoro, tu hai azienda?>>
B:<<Azienda? Io un'azienda?>> (abbello ma mi hai guardata? sembro il terzo mondo) <<No, non ce l'ho. Mi spiace>>
X: <<Ma tu lavora? Io cerca lavoro>>
B: <<Eh, no... Non lavoro>> (falsa)
X: <<Come fai con macchina?>> (ma perché tutte a me?) <<Tuo babbo?>>
(ecco bravo)B: <<Sì>> (...)
X: <<Tuo babbo azienda?>>
B: <<...No>>
X: <<Io disoccupato manda lettera a babbo, ha azienda?>>
B: <<No-o>>
X: <<Che lavoro babbo?>>
B: <<Nessuno>> (qualcuno mi salvi. Signora venga qui)
X: << Ma io posso mandare lettera. No lavora babbo?>>
B. <<No>>
X: <<Tu lavora?>>
B: <<No-o, siamo tutti disoccupati, mi spiace>>
X: << E azienda?>>
B: <<Non ce l'ho un'azienda...>>
X: <<Tuo babbo paga macchina?>>
B: <<Sì...>> (seh)
X: <<Ha azienda?>>
B: <<No, guarda, mi spiace...>>
X: <<Ah...>>
B: <<!>>
X: <<...>>
X: <<No perché io manda lettera ad azienda>>
B: <<...>>
Mille ancora
IL FONDOTINTAVenerdì sera volevo fare la furba, andare nella mia vecchia dimora, fare una lavatrice di robe blu e stendere il tutto per poi raccoglierlo profumato e portarmelo a casa la domenica. Sì.
Venerdì, eccezionalmente solo per Bea, la centrifuga ha deciso di lasciarci: ne dànno il triste annuncio: lo stendino, i fili per stendere -i cui gancini si sono spezzati al peso di un reggiseno impregnato d'acqua per un peso complessivo di 90 kg a poppa-, il pavimento, io. L'acchiappacolore è uscito dal cestello con un colore blu-maschio gocciolante e mi pare di averlo sentito ridere e digerire. I pantaloni, le maglie, le canottiere, i calzettini, con cui avevo amorevolmente farcito -fino a farlo scoppiare- lo strumento metallico, appena usciti dal lavaggio, mi hanno realmente sputato in faccia e dato una sberla metaforica. Siccome avevo fretta, ho steso le mie cose così com'erano, cioè completamente bagnate, e ho pensato che se i pastorelli hanno visto la Madonna a Fatima, io potevo avere i panni asciutti in due giorni. E' una cosa molto più semplice, mi son detta. Ieri -domenica- le mie cose puzzavano di muffa e parlavano in aramaico al contrario, stanotte ho dovuto rilavare e ri-stendere tutto sulla mia nuova terrazza a -20°.
Questa mattina ero leggermente irritata. Un filo. E' stato bello andare in profumeria a comprare l'unico fondotinta che io abbia mai amato e scoprire che l'hanno ritirato dal commercio. Le cose che piacciono a me le ritirano. Per principio. La prima volta -ricordo- è stata con il mio deodorante. Io ed il mio deodorante avevamo sempre passato momenti bellissimi insieme, dopo la doccia, io e lui, finché un giorno lui finì e allora andai a comprarlo, come sempre, in profumeria. Ritirato. Lo avevano ritirato.
Mi sono fatta il giro di tutte le profumerie di Bologna, sono riuscita a procurami una scorta di decine di ventine di trentine di deodorante (14 euro cadauno) e devo ammettere senza falsa modestia che ne ho ancora (clap clap clap). La seconda è stata la volta del profumo. Io usavo un'essenza, usavo il muschio bianco sotto forma di olio per friggere. L'ho usato per una sedicina d'anni perché non trovavo un profumo che mi piacesse sul serio, finché: Armani. Armani bianco. Era lui, il mio amore, il mio tenero nuovo e adorabile profumo. Qualcuno poi quest'estate ha contattato Giorgio Armani, gli ha detto che a me piaceva quello e Giorgio ha detto che non lo faceva più, l'ha giurato. Ma io mi dico il fondotinta, dopo la nottata che ho passato io a congelarmi sul terrazzo, dopo tutto il pallore accumulato, c'era bisogno di ritirarlo?
IL MODEME' facile: se ti dico "CONTRATTO INTERNET ADSL 4 COMPUTER COLLEGATI CONTEMPORANEAMENTE", tu non è che mi devi chiedere se voglio Alice Voice o Maria Maddalena Voice, perché -come ti ho spiegato-, mia cara operatrice, non me ne frega un bidet se l'offerta si chiama Mimmo o Cellulite-infinity: no? Lo sai TU come bidet si chiama quello che voglio io; io non lavoro alla Telecom. Te lo rispiego: a me interessa avere l'ADSL, poi il nome dell'offerta lo sai tu. E' inutile che mi chiedi se voglio il cordless Aladino. Inutile che cambi discorso. Non mi interessa, non faccio chiamate con il fisso, mi snerva. Voglio Internet e basta. Bidet. Porca di quella cabina. Non è difficile. Ogni volta che chiamo, non è che mi puoi cambiare il contratto e me lo annulli e me lo riattivi e poi me lo annulli di nuovo per poi riattivarmene un altro che si chiama Giuseppa e ha il modem con carpiatura e merletti adagiati su un gambo di sedano. Come fai? Ti dico sempre la stessa cosa. Io due parole conosco: modem e internet, sono due. Da dove li tiri fuori tutti 'sti contratti e 'ste combinazioni? Io voglio UN MODEM, il mio MODEM. un modem NORMALE per avere INTERNET. E' difficile? Un modem che non è che me lo fai portare l'8 di settembre da un tecnico, testa di bidet, con il prolasso del retto in una casa dove non abito e non mi dici niente. Come faccio a ritirare il mio modem se non me lo dici che me lo porti? Barbara, cara la mia operatrice Telecom, non possiamo comunicare me e te tutti i giorni, non possiamo -tutti i giorni- mettermi in attesa con la musichina e la voce che mi dice che la mia telefonata sarà servita in 4 minuti (con l'ora legale). Io non ti telefono più, poi tu a chi lo dici che la colpa è mia e che dovevo saperlo che i tecnici vengono se e solo quando il cliente non c'è? Internet. Voglio Internet. Dammelo, Barbara. E' facile.
PARLO DA SOLACosa te ne fai di me? Io sto seduta sotto l'ombrellone di paglia di un bar. Guardo come si fa a compiere gli anni, nell'altro tavolo, con una torta così grande. E penso che non voglio che i miei figli mi regalino, a 62 anni, un trolley. Non voglio nemmeno figli. Vorrei stare seduta accanto a te. Ti prenderei la mano all'improvviso e avresti un sussulto; non mi chiederesti che cosa sto facendo, sarebbe solo prenderti la mano, sentirti le dita: vorresti capire perché e non diresti niente. Le porterei alle labbra per assaggiare la pelle bianca e non so cosa faresti tu, ma prenderei poi le braccia e arriverei, assaggiando e carezzando, fino alle scapole. Mi fermerei lì sul collo e, a guardarti, sarebbero così vicini gli occhi, le anime così sole, così davanti, che tremerei. Tremeresti anche tu. Ci sarebbe, a quel punto, silenzio -senti?- e brucerei per un attimo, così mi appoggerei come un errore sulle labbra, per poi sentirle a lungo. Assaggerei una dolcezza breve a passare le guance sulle clavicole. Sentirei il tuo cuore fra le vene pulsare più forte, nel collo. Perché non ti avevo avvisato e lo impareresti così, solo allora, che ho le labbra per te e che da molto le avevo. Non te ne fai niente, niente di me. E già vedo un'ombra regalarmi un trolley.
P.S. Ecco. E poi perché il mio blog si è rotto? Come mai i commenti sono incasinati e i post si vedono male? Cos'ha il mio blog contro di me? Stronzo.
ALMANACCO31 di ottobre, Santa Brutta Giornata (vergine), Bologna 2006
Camera da letto. Stamattina, alle 5:58, mi sono svegliata. La sveglia era alle 6:00, ma il mio orologio biologico è più furbo e stamattina l'ha fregata, quella bastarda. In altre occasioni, siccome io mi accontento di quel che viene, mi sarei rimessa a dormire, cadendo in un sonno profondo, per i due minuti restanti, ma siccome oggi era il 31 di ottobre e si vede che il 31 di ottobre bisogna svegliarsi spontaneamente due minuti prima altrimenti il fisico si offende, mi sono alzata. Era un dispetto alla consuetudine.
Cucina. Ho preso la macchinetta del caffé, l'ho riempita, ho stritolato la macchinetta con tutta la forza che avevo in corpo -ricordardandomi nel mentre che l'animale più forzuto al mondo è (sorprendentemente) la formica che riesce a sollevare pesi superiori di tre volte al proprio (letto su Focus in quinta elementare e rimasto tra le nozioni inutili, ma indelebili del cervello insieme a Trebbia-Taro-Secchia-Panaro, formula propiziatoria rimata, recentemente da me rivisitata, per sentito dire, come "serie di affluenti del Po")-. Ho messo la macchinetta Bialetti sul fornello. Mentre aspettavo il cruuusch-crrrrshaaaashh-schhhhh-guruk-cruk-ffffffff del caffé pronto, ho preparato i vestiti del giorno: pantalone verde con tasche e rispettive cuciture arancioni, maglia grigia a maniche lunghe, felpa blu con cappuccio a bordi arancioni e richiamo grigiastrino per giustificare la maglia. Il tutto impreziosito da un paio di Adidas scalcagnate, lavate per l'ultima e definitiva volta da M., nell'estate del 2004 (il bagno è da quella parte).
Bagno. Fatto doccia cospargendomi di bagnoschiuma al mughetto, truccata con rimasuglio agognato e sudato di fondotinta del quale già da un paio di mesi rimane solo un vago odore, ma non colora nemmeno più. Mi sono cosparsa di tre kg di terra color Amadeus, inrimmellata, immatitata, vestita. Sono uscita.
Scale condominio. Fatto scale del condominio di corsa, rallentando all'altezza del piano della proprietaria per timore riverenziale.
Macchina. Ho trovato la macchina, prestata ieri ad un'amica, insolitamente pulita. Sì, non c'era che dire: la mia amica me l'aveva lavata.
Strada. Oggi c'era lo sciopero dei semafori. Centinaia di semafori manifestavano per le strade di Bologna con le tutine arancioni e allora ho pensato che anch'io dovrei fare qualcosa per la mia categoria, anch'io dovrei manifestare, imbottirmi di coscienza sociale, essere figlia del mio tempo. Sì, perché: è giunto il momento di svelare il misterioso nuovo lavoro di bea.
Lavoro. Non ora.
Strada. Uscita dal lavoro, i semafori non scioperavano più e nemmeno io mi sentivo di fare qualcosa per la società.
Vuoto.
Terrazzo di un'amica. Dopo una giornata iniziata con due minuti di anticipo, l'ho fatto. Ero troppo disperata. Ho fumato. Camel. Pioveva. Ho vanificato i sacrifici di sei mesi. Ho pensato che non ha senso fare sacrifici, perché poi succede qualcosa che vanifica tutto.
Casa dell'amica del terrazzo(interno). Ho pensato che -sì- c'è sempre qualcosa che distrugge l'impegno e lo schernisce.
Quel qualcosa sono io.
Oggi ero io. Perché io devo sempre essere forte, continuare a lottare, perché devo tenere duro quando non ci sono più le mezze stagioni e Venezia è una bella città ma non ci abiterei? Perché? Perché devo mantenere la calma? Ma -a me- chi mi mantiene? A me.
<<Non posso continuare. Continuerò>> Samuel Beckett