
LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

LETTERA A B.E’ quasi Natale. A me il Natale non piace per niente. Da bambina figlia di divorziati, ogni anno era la stessa storia, sapevo che mi aspettava la scelta. E allora c’era mia madre che mi chiedeva “preferisci stare con me o con papà?”. Io preferivo stare con papà, perché mio padre era –ed è- un uomo spiritoso e divertente e mi riempiva di regali bellissimi e inaspettati. Io avevo l’ansia e la curiosità di vederli tutti e presto, quei regali. Mio padre sapeva cosa volevo, sapeva cosa poteva desiderare un bambino, più di quanto non lo sapessi io, perché lui lo era stato a lungo, era stato a lungo un bambino poco coccolato ma viziatissimo e così sapeva bene cosa mi avrebbe fatto contenta. Mio padre per il mio quattordicesimo compleanno mi regalò un cd dal titolo I SUCCESSI DI NAPOLI. Aperta la custodia, trovai la targa dello scooter, il mio scooter blu notte. “Preferisci” stare con me o con papà? Non volevo offendere nessuno. Fate voi, dicevo. E’ uguale. Uguale un corno, perché mia madre piangeva sempre. Mi ricordo che temevo che lei vedesse che non mi piaceva quello che mi regalava e che soffrisse l’umiliazione di non aver capito nulla di me, dei miei gusti. Era molto infelice perché doveva crescere me e mio padre era un egoista che non l’aiutava per niente. Ma io preferivo passare il Natale con lui. Finivo per passarlo infelice con mia madre e il compagno del momento, con cui non andavo d’accordo. Quest’anno è stato un anno molto difficile. Non passerò più nessun Natale con mia madre e saranno 10 anni che non ne passo uno con lei. E’ brutto, B., non poter fidarsi di nessuno. Forse non sono infelice per quello che non ho avuto, forse sono infelice per quello che non mi hanno fatto diventare. Io da bambina credevo di avere tante possibilità; mi scambierai per una pazza, ma io sentivo di essere una bambina speciale. Non in senso mistico, ma credevo che la sofferenza mi servisse. Non sopporto il misticismo. Amo le tagliatelle e qualche volta un po’ di amore, ma è già troppo leggero, per me, l’amore. Mentre cucinavo gli gnocchi per fare contenta mia madre, a nove/dieci anni e trattenevo il magone perché la sentivo piangere per i suoi amori falliti, per i suoi insuccessi, pensavo che ci sarebbe stato un premio per me, per me che le preparavo gli gnocchi. Ho cantato 6 anni al Piccolo Coro dell’Antoniano. Mi ha salvata, è la cosa più bella che io ricordi. Mariele era una donna eccezionale e io facevo di tutto per piacerle. Mi accorgo che per molti versi ho ancora sei anni e che la mia esuberanza per cercare di accattivarmi un avanzo di amore, a volte rimane immutata, anche se dentro di me sento che qualcosa se n’è andato per sempre e non torna più. Cantare, con la platea che è un mistero, un salto nel vuoto finché non ti abitui alle luci e allora vedi qualche volto, era abbracciarsi. E’ forse sul palco che ho sentito per la prima volta il sentimento dell’amore. Le bellezza che viene da te. Ero una cosa sola con l’amore. Ero io l’amore. Mia madre mi ha fatto smettere di cantare dalla sera alla mattina, dopo sei anni di prove tutti i santi giorni, di incisioni, di registrazioni, di spettacoli, di tournée (non mi ricordo più come si scrive). L’ultimo Zecchino d’oro, dal ritorno dallo studio dopo l’ultima serata, nella sala delle prove, mia madre mi ha detto “Saluta tutti perché è l’ultima volta che li vedi”. Ciao. E’ stato lì forse che ho percepito per la prima volta il dolore pungente. Altri dolori li avevo già provati. Quello era delusione bruciante, acuta, uno scoglio improvviso che ti piega lo stomaco e gli occhi. Sentivo come spezzarsi, uno ad uno, i capillari delle guance. Ho smesso di cantare e me ne sono andata con mia madre che non era mai contenta. Natale. Il Natale non mi è mai piaciuto. Risparmiavo tutto l’anno la paghetta della nonna per fare a mia madre dei regali costosissimi che lasciavano interdetti e incerti i commessi nei negozi. A Natale si avvicinava anche il mio compleanno da nata in gennaio e io già da bambina sentivo tutta la gravità del tempo che passa e che non perdona. Non c’è niente da fare, qualsiasi cosa uno faccia della propria vita, il tempo passa. Io, B., vorrei morire tutti i giorni e vorrei vivere per sempre. Vorrei morire tutti i giorni perché soffro per tutto, per tutta la vita, per tutte le cose che non so dire, perché non so se posso fidarmi, non so di chi, perché mi sento sola con la mia vita, anche se qualcuno che si preoccupa per me se vado forte in macchina ce l’ho anch’io. Io soffro anche tutta la bellezza della musica, soffro per la voce, perché non so spiegartela, soffro perché vorrei riposarmi, credere in qualcosa. Soffro mentre ti scrivo perché volevo solo farti gli auguri di Buon Natale e invece mi viene da raccontarti i fatti miei. Me ne sono andata da casa. Mia madre per me è morta, è morta ancor prima che io nascessi, mio padre lo sento raramente e provo rancore verso di lui che non ha saputo proteggermi mai, che ha rischiato sulla mia pelle, mia nonna è abbandonata a se stessa e sicuramente vorrei dirle che la amo, se non la odiassi per avermi abbandonata, per aver scelto una malattia al posto mio. Il mio cane è il mio amore e non lo vedo più. L’innocenza di un cane ha in sé tutto quello che penso io dell’amore. Sento il bisogno di parenti. Non ho uno straccio di parente decente. E’ vero che l’amore te lo può dare chiunque, ma vuoi mettere l’amore obbligato, sicuro di qualcuno che si fa chiamare papà, di qualcuno –soprattutto- che si fa chiamare mamma?! Lavoro. Mi prendo cura di me, perché sono l’unica persona su cui possa fare davvero affidamento. Non tradirei mai nessuno e io lo so. Credo di essere buona e nervosa. Non so perché te lo dica. Vorrei chiederti come hai fatto tu a diventare quello che sei, se hai mai avuto paura di non riuscire a coltivarti, di sbagliare strada, vorrei avere la pretesa di una risposta sincera, senza paura. Sai, se potessi tornare indietro, il Natale lo passerei ancora con mia madre, perché so che non cambierei e mi dispiacerebbe ancora farla sentire inadeguata, poco amata, scartata. Anche se mia madre è una belva. Una bellissima belva. Mia madre aveva la tua cassetta in macchina e io davvero da bambina –quando credevo ancora in qualcosa- pregavo per te, solo per il fatto che esistevi. E ti avevo davvero in mente. Ora forse non credo più, pregherò con il cuore un qualche altro Dio, che tu possa essere serena. E per Natale ti auguro la leggerezza di non dover scegliere mai e, non servisse, la forza e il cuore di scegliere sempre per il meglio. Un abbraccio
P.S. Lo so che sono scomparsa, lo so. Non ho più tempo nemmeno per fare pipì. Meno male che ho gente che la fa per me. Se non ci sentiamo, vi auguro un Buon Natale, di cuore.
BUON COMPLEANNOA M.
Buon compleanno, perché hai una macchia sulla mano che l’anno scorso non avevi e quel giorno che ti guardavo e piangevo, hai capito che era per quello e mi hai sgridata. Buon compleanno perché non è vero che allora ho pensato che stai invecchiando, io piangevo perché –con tanto bene che ti voglio- non so dove trovarlo altro bene anche per le tue macchie. Buon compleanno perché hai delle mani bellissime. Perché mi hai cambiato le gomme della macchina e hai detto che lo facevi per te, per stare tranquilla quando corro come una pazza e fuori ghiaccia. Buon compleanno perché quando ho strisciato tutta la fiancata della tua macchina contro una colonna l’ hai portata dal meccanico senza dirmi che me lo avevi detto, di stare attenta. Buon compleanno perché una volta avevi la febbre alta e ti ho dato un cioccolatino che ti si è sciolto in mano. Buon compleanno perché mi hai regalato 5 kg di Nutella e poi non vuoi che la mangi, perché mi fa male. Buon compleanno perché una volta c’era la neve e non potevo uscire di casa e ci hai messo 6 ore per venire a prendermi. Perché mi hai comprato un pigiama con la scusa che il disegno ti ricordava il mio cane. Buon compleanno alla faccia che hai fatto quando ti ho fatto notare che in realtà quello era il muso di un gatto. Perché quando ti chiedo di abbracciarmi tu sbuffi. Per come mi chiedi di cucinare gli spaghetti col tonno, per come hai sorriso quando sei scesa dal taxi ed era da un mese che non ci vedevamo. Buon compleanno perché dimentichi sempre tutto, le chiavi, il telefono, la patente, la borsa. Buon compleanno perché quando cammini guardi sempre giù e io ti riconosco. Buon compleanno perché sei tu anche da lontano, con la valigia, con la cuffia di lana, con la giacca sul braccio. Buon compleanno perché a 40 anni ti è cresciuto il piede di un numero. Perché quando mi hai chiesto di annaffiarti le piante avevo paura di farle morire e di non riuscire a fare bene neanche questo. Buon compleanno perché se ci fosse un’altra vita dopo di questa, senza di te sarebbe troppa una sola. Buon compleanno perché vorrei per te tutta la vita che c’è al mondo. E felice. Buon compleanno perché non potrai mai comprendere tutto il bene che ti voglio io ed è quindi mia la colpa di questa lacuna immensa. Buon compleanno perché il bene che ti voglio io vorrebbe coprire tutte le mancanze e soffre per ogni uomo che manca –non conoscendoti- di volerti bene. Buon compleanno perché non sarò mai in pari con te, con il bene che mi vuoi. Mai in pari. Buon compleanno perché io te ne voglio di più.
A tutti gli altri.
Arrivo subito.