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La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



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martedì, 13 febbraio 2007

Maleducazione



E’ stupido e insensato essere sinceri come sono sincera a volte io. La mia maleducazione. Ho detto ad un pittore che preferivo i necrologi agli scritti che parlavano di lui (e poi lui si è toccato il cavallo dei pantaloni e io gli ho detto ”scherzo”). Sono scesa da una macchina al primo semaforo, di corsa, e sono scappata, senza voltarmi. Mi sono fatta trascinare lontano da via Mazzini perché non si sparisce così, dal sedile di dietro. Ma più di tutti ti ho detto che ti voglio bene e che sono stanca di quel modo tuo. Sono stanca di te e ti voglio bene. Perché c’è un dare ed un avere nelle cose e tu non vuoi niente e non dài niente. A lungo andare stanca la passività di non essere amati. 

La gente è imperfetta, si consuma, finisce e ha un carattere. Io ce l’ ho. I corpi, a volte, se li guardo da vicino, a studiarli, sono disgustosi e pieni di pori e capillari. E nascondono così tante vene ed organi e sangue e si deteriorano così necessariamente che mi lasciano esterrefatta. E lontana . Sono triste, sconsolata dall’essere umana. Ma qualche volta che grande bellezza che sei.  

La bellezza di certi corpi è tutta nella mia pelle. La sento sui polpastrelli, sui palmi: la colonna che tocco, il legno che accarezzo, il cuscino che affondo, la tua mano rara. C’è una bellezza segreta nell’umanità di certe forme, che sono sicura di essere la sola a vedere e a capire le tue cinque, fantastiche dita. Non sono capace di amare poco se amo tanto, né di amare un po’ di più, non amando per niente; incapace di sorridere e capirti, stare zitta quando serve, trattenere la rabbia, o il sorriso quando ridi. Spietata per ferirti e guarirti, ferirti o guarirti. O niente di tutto questo, spietata e basta, a misura mia, ché tu non ci pensi nemmeno, con tutti i pensieri che hai. 

L’odore del lexotan nel bicchiere –vorrei dirti- è il mio segnale che quello è il mio bicchiere. Questo lo sapevo solo io al mondo.

Sono entrata in un oratorio e c’erano quattro uomini che cantavano un canto gregoriano e c’erano fiori sparsi per terra e un odore fortissimo di rose. Petali. Le rose sono di tutti, tutti lo sanno. Ma che tu non c’eri l’ ho sofferto io. Ed è struggente come gli innamorati o come i graffi sulle rocce.

Ti voglio un bene che se tu sapessi quanto perderesti, se tu lo perdessi davvero, porteresti i guanti e mi saluteresti a bassa voce, perché è languido e pieno di dolcezza. E non è che tu non lo sappia. Non ti interessa. E’ un segreto diverso, l’obbligata omissione di chi non esiste.

Per tutto questo io ascolto canzoni e so che sono per te e te le dedico tutte, con verità e maleducazione, stringendo forte le meningi perché tu possa sentirle come una ventata nel cuore, improvvisamente, mentre stai parlando con qualcuno e ridi arricciando il naso o mentre cammini lasciando gli occhi sui prezzi di qualche vetrina. Perché quando ascolto tutto questo che fa di te una bellezza da soccorrere io so quanto sono buona e quanto pagherebbe il mondo intero per il mio pregiato bene ed è così che mi trucco io, davvero.

Ho poi pensato –un giorno- che all’improvviso, volendomi tu, potrei finire e lasciarti così come una cosa, ed è stato un attimo, ma poi mi sono rigirata, oltre quest’ombra. E’ così pieno di amore ascoltare l’amore, che bisogna ascoltare musica con un occhio solo e a zoppo galletto, perché sia tutta luce e gioco. C’è una linea sottile, per me, sotto una nota, appena oltre l’impossibilità dell’amore. E che io non amerò mai più non lo si dice a nessuno, tanto meno alla finzione che sei. E forse va bene così, che lontano dal mio cono d’ombra tu non mi voglia mai e che sia sempre dolce che tutte le canzoni siano tue, per il tuo cuore distante. A cantare sembra –e non vorrei dirlo- la mia vanità di avere un’anima col capriccio di non voler vedere quanto poco ci serviamo. E bisogna stare attenti, nel caso. Ho paura, se ci penso. E’ così languido il bene, mentre ascolto la privazione - disumana- del tuo che potrebbe scivolare e l’ombra è che sia finto il mio. Potrebbe farti male, così che prego di soffrire sempre la tua distanza e patirti in tutte le canzoni. Come se fosse tutto vero, vero il bene. 



finanziato da: BEA alle ore 20:32 | link |commenti (16)
conto: musica, amore, 03 conto blu
mercoledì, 07 febbraio 2007

IL BACIO

Non sono abbastanza buona, non sono abbastanza vecchia, o bionda, o sono troppi i capelli e parlo molto - lo so. Lo faccio per non fermarmi. Lo facevo, perché ora che non riesco più, per davvero, vorrei essere stata da sempre una mummia. Sono riccia, è vero. Non ti sopporto certe volte e ti adoro quasi sempre. Per il momento. Ma se proprio c'è una cosa che non mi va giù è l'anello. Io quell'anello te lo strapperei e lo butterei per terra e ci salterei sopra e lo fonderei per farci una pallina minuscola o una mina anti-uomo. E lei pure:  io l'anello che porta lei lo butterei dall'altra parte del mondo, ma mentre ci penso mi viene da piangere perché io a lei le voglio bene perché tu le vuoi bene. E allora mi dispiace e mi viene una grande tristezza e un gran dolore mentre le strappo l'anello, nel mio cervello. Poverina, quella zoccola. Io provo una tenerezza per  quella stronza che non ti merita -e che è ignara di essere una stronza solo perché non ha fatto niente- che mi viene da chiederle scusa a prescindere. Dico sul serio. Ma alla fine che vada a fanculo, povera.  Non ho mai fatto una fatica del genere per un bacio. Dico io: cosa ti costa? Io una volta ho mangiato un croccantino da gatto per la curiosità e dentro ci ho trovato un pelo. E tu non puoi darmi uno straccio di bacio, anche pagato, rubato, minacciato? Sono una persona pulita, igienizzata, piacente (la maggior parte delle volte) o, per lo meno, affascinante e con un "suo perché". Un tipo e un tipo pulito (aggiungerei), insomma. Il tuo rigore è al limite della sopportazione. Il mio cuore è uno srotolamento di malumori e tremori e gaffes e colpi bassi e -se tu potessi farlo- lo prenderesti per curarlo -sì- e nel pieno del suo vigore lo calpesteresti come solo tu sai fare.  Già,  perché il bello è che non fai niente tu. Non è colpa tua. E tu fai così: non fai. E' così che lo calpesti tu. Immobile come il niente. Non guardi, non parli, non capisci, eviti, ometti, leggi e passi oltre. Il tuo silenzio fa vuoto intorno anche quando mi parli. Sembro un'idiota. Dimmi tu se non sarebbe più comodo per tutti un bacio. Come una sete, come il bene che si schianta dalla bocca alla tua bocca.

finanziato da: BEA alle ore 19:32 | link |commenti (10)
conto: pensieri, poesia, amore, vita, 07 conto sfogo
lunedì, 05 febbraio 2007

Gelosia e lati positivi

Il lato positivo è che mi sono già lavata i capelli ieri e così per almeno due giorni non ho questa grande preoccupazione. Lavarmi i capelli significa insaponarli, risciacquarli, imbalsamarli, lasciarli macerare, districarli, ri-risciacquarli, incrematarli idratanticamente, rigarli parzialmente e in modo laterale e -dulcis in fundo- asciugarli, che è una delle operazioni più difficili e penose per una neo-lavomane di capelli con artrite cervicale, dal momento che se ci si dimentica di asciugare un capello, si rimane paralizzati per tutta la settimana. Il lato negativo è che sono gelosa e ti voglio bene tanto da nasconderlo. Ma che cos'ha lei? Lei la vede la bellezza che c'è in te? Lei lo sente il tuffo al cuore e il respiro le si affanna? E poi lo ritrova subito o ci mette almeno sei/sette minuti a farlo di nuovo suo e meno tuo e meno amoroso e meno 'più'? Lei, quando passi, trattiene il fiato dallo spavento come faccio io? Lei lo sente il tuo odore? Te lo dico io. Non lo sente perché non se lo merita o se lo merita così tanto che vorrei fosse una che non si merita niente che ti appartenga o assomigli. Io sono gelosa di tutte le volte che ti guarda e che può toccarti e che può parlarti, ma soprattutto di tutte le volte che sente la tua voce strepitosa e amabile e immensamente qui. Guarda qui, dove c'è il cuore. Qui, la tua voce è qui. Una delle cose più belle che il mondo mi abbia  negato. La cosa positiva è che mentre lei sta lì a non meritarti per niente, io posso godere dell'essermi già lavata i capelli. Se stessi là, piegata sulla vasca, intanto che mi sgoccialono le gocciole sugli occhi sbarluccicanti di stanchezza e che bruciano un po' (oh se bruciano), io penserei a lei seduta alla tua stessa tavola, ridente e fiera, mentre io non ho mangiato niente perché dovevo lavarmi i capelli.