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Anche i ricchi piangono


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La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



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lunedì, 30 aprile 2007

IL PIANTO

Che poi io avessi paura delle formiche da bambina e in casa facesse ridere la cosa, che poi succedesse questo, ecco che ora che ho una formica sulla scrivania me ne posso ricordare. La formica è rossa e cattiva, forse la paura c’è ancora.

Non voglio amare più, che non mi si chieda più di amare. Specie quando non me lo ha chiesto nessuno. Il mio cuore è dilaniato e vorrei che questa formica mi uccidesse. Ho chiesto a Giulia i barbiturici, ma dice che non li prescrivono più e lei non vuole prescrivermi il Valium in gocce perché non crede alla promessa che le ho fatto di prenderne una goccia solamente; ho chiesto la forza, ma ce l’ ho già; ho chiesto la velocità di pensiero di buttarmi nel vuoto. Basterebbe amare il giusto o magari fortemente, ma ricambiati e vivere.

Questo dolore –mi dico- non è niente, teniamocelo. Parlo con la formica nell’attesa che passi, non ad alta voce perché è folle, non piano perché è triste. Scrivo alla formica. Sono fissata con gli animali. Michela dice che dico sempre le stesse cose. Ma gli animali hanno una tenerezza che non mi basta guardarla. C’è troppo amore, per lasciarlo lì, imparlato. 

E a questo punto che ho smesso di piangere, non ho più nulla da dire. Finito il dolore nel vivo, nelle sue quattordici righe di durata, trovassi la formica che chissà dov’è andata, saluterei e me ne andrei anch’io. Anzi ora me ne andrò. Potrei andarmene anch’io.
finanziato da: BEA alle ore 00:37 | link |commenti (24)
conto: pensieri, poesia, amore, vita, diario, animali, il pianto, 03 conto blu
domenica, 29 aprile 2007

I PUNTI

Cerco le parole, sono sotto ad un treno ad accompagnarti, le ho lasciate nella tua tosse, sulle caramelle alla menta. Provo una dolcezza per i tuoi occhi che guardano di sbieco e per il tuo dolore così muto e stantio che vorrei piangere all’infinito, infinite parole o infinito silenzio. La maglia bianca ti illumina così poco il cuore e tanto le guance che mi gettereri sopra agli occhiali e mi ferirei sulle tue scarpe. La stanchezza sulle caviglie e nelle labbra svegliate appena dal rossetto o da chissà quale bacio non si discolpa, l’inutilità della mia voce fra gli scatoloni dei traslochi e una spalla malata è desolante, una conchiglia spezzata lì sulla riva, sotto alla spuma. Ma la parole giusta –da cercare mentre parti o mentre non vuoi spiegare- forse lei, come un miracolo, potrebbe qualcosa e, se non per il treno, almeno per la tosse.

Mentre mi mostri tutti i bracciali e gli anelli, io in quei colori ci vedo che ti salverei e che non devi più essere triste e che mangerei infinitamente mozzarelle per darti i punti. E forse è questo che volevo dirti, dirti dei punti.
finanziato da: BEA alle ore 23:33 | link |commenti (6)
conto: pensieri, poesia, amicizia, 03 conto blu
mercoledì, 11 aprile 2007

GRAZIE

Grazie Dio, Tu che non esisti, Tu che mi hai lasciato dietro le sbarre di un letto a stringere in un addio la mano ad una donna che amavo, Tu che mi hai tolto tutto, che non mi hai dato tempo, che non mi hai insegnato l’inglese, che mi hai fatto conoscere la demenza, l’ingiustizia, i capelli tirati e le unghie sugli avambracci e mi hai lasciata sola da bambina e da ragazza e ancora lo farai quando sarò una donna piena. Grazie, a te che mi hai tolto affetto, che mi hai dato rabbia, e schiaffi, a te che chissà quanto altro mi toglierai ancora, appena mi volto, a Te che ora mi strozzi la gola con il pianto e mi allaghi gli occhi senza amore, senza niente, con tutta la confusione che mi dài, grazie. Grazie Dio, Dio che non esisti e che Ti ho bestemmiato una volta, che una volta Ti ho difeso da bestemmie, Dio delle ambulanze e del sangue, dell’insonnia, del lexotan in gocce, Dio delle macchine ferme ai lati delle strade, del latte scaduto, delle dita schiacciate, degli ospizi, Dio di mio nonno, Dio delle madri cattive, Dio dei senza-madre. Grazie per la soglia della porta, per l’articolo sulla Cronaca di Bologna, per il sorriso raro e lontano di Luca, per le labbra di un bacio e se vorrai farmi amare un attimo appena ancora, io, Dio, già da ora, Ti ringrazio.

finanziato da: BEA alle ore 01:29 | link |commenti (17)
conto: poesia, amore, vita, grazie, preghiera, 03 conto blu