In comode rate

Anche i ricchi piangono


Creative Commons License
tutti i diritti riservati
(*loading* diritti)

La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



Black list

Berluscounter!

Servizi della Bea bank

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Elenco dei Blog italiani


Blog Aggregator 3.3 - The Filter



Image Hosted by ImageShack.us

Abbiamo rapinato

*loading* correntisti

Kira'stickers
martedì, 29 maggio 2007

La mia assenza: il ritorno alla vecchia casa

Premessa: lo so che non avete lo sbattimento di leggere tutto, ha tutta la mia solidarietà chi riuscirà ad arrivare in fondo.

Ti ho aspettato qui, in questo grande parcheggio dove sono stata bambina, dove lo sono stata a metà, perché allora non era tutto un parcheggio, per metà ci si poteva pattinare. Da quella panchina là in fondo,  vedi, sono caduta; ho perso l’equilibrio, mi hanno messo il ghiaccio e non ho versato una lacrima perché tutti mi stavano accanto ed era un grande incidente già di per sé, quello, non serviva coronarlo di un pianto. Qui, mia nonna compariva, come il sole, nella composta ricreazione della mia scuola privata; mi salutava un po’ distante com’era lei, ma a me bastava che fosse così  elegante e perfetta, così piena di classe. E’ mia nonna.


Ci si scambiava taciti vanti. Lei aveva me, vestita di baschi e gonne scozzesi ed io lei, bellissima di abbronzatura e rughe e naso nuovo, che svernava a Nizza per tornare poi in questa piazza dov’ero io, con i regali più belli. Chiedevano tutti se non fosse mia madre.


Ti ho aspettato dietro al chiosco dei giornali. Non ho più voglia di incontrare nessuno, da quando non c’è più Antonietta, la mia amica ottantenne, fresca di parrucchiere. Si prendeva il caffé al nostro bar e piangevamo, negli ultimi incontri, di sua nipote bellissima. Si facevano feste insieme, nella nostra mezza infanzia da bambine pettinate in quel mezzo parcheggio, ma poi il padre aveva una pistola e l’anno scorso, nello studio pieno di carte e di nessun altro altre a lei, così bella ha aperto il cassetto e si è sentito un rumore. Non piangere, Antonietta.


Non sono io, è la mia distanza,  la mancanza di me che ti spinge a cercarmi sempre e ancora. Tra di noi c’è l’infinito, c’è Antonietta e che tu non capiresti mai cosa ho nel cuore quando sono qui, in questa piazza dove ti ho aspettato. Vedo la finestra enorme di quella che era la mia stanza. Sotto il portico, mi  pare che ci sia il fantasma del mio scooter a guardarmi, con il casco nella sella blu notte e l’ultima sigaretta, spenta col piede.


Sei arrivato.


Siamo saliti sulla tua macchina e siamo scivolati dentro un bar che piace a me. Abbiamo preso panini; ti ho portato in un parco a mangiare scalzi, sopra un plaid. Ti piace sederti con me in un parco, ti sembra di avere meno anni. L’ho compreso da un lampo che ti brillava negli occhi, ma non ho detto niente. Quando mi guardi sento di sembrarti giovane e piena di futuro come dovrebbe essere, e questo ti fa bene. E te lo regalo; ti regalo l’idea di me.


C’era caldo sull’erba ed io avevo fretta di tornarmene a casa, mentre spostavo le tue mani e ti allontanavo. Ho iniziato a snocciolare le cose che avrei dovuto fare una volta arrivata,  per dissuaderti dall’accompagnarmi. Era il mio rosario di noie e preoccupazioni, perché tu mi lasciassi sola. Era importante, per me, vedere cos’era successo in questi mesi a casa mia. Tu non ci pensavi, ti preoccupavi di questi ricci indomabili.


Hai deciso di venire con me per starmi vicino.


Sono lontana però. Al semaforo, all’improvviso, hai cambiato strada. Non mi piacciono questi mutamenti improvvisi. Voglio sapere cosa sarà di me.  Non  mi serviva un caffé in un posto pieno di specchi.  Te lo avrei fatto  a casa mia.


Abbiamo  ripreso la strada, l’ultima curva era la stessa di aprile. Ecco casa mia.


Abbiamo parcheggiato. Ho infilato la mano oltre il cancello per aprirlo e dal vialetto, come un fulmine, è arrivata lei, correndo di gioia immensa e di sovrumana disperazione: il mio cane. Mi sono inginocchiata su di lei e lei mi è saltata addosso e ha tossito di emozione fin quasi a non muoversi più. Io avevo le ginocchia sulle pietre del viale e accarezzavo con tutto il mio amore, con tutta la pietà che le chiedevo e il perdono, accarezzavo. E mi si strozzava il pianto. La mia bambina, il mio cane. Lei è il mio cane. Non ti ho abbandonata mia piccola creatura, perdonami se ti ho lasciata sola, darei tutto il mio amore alla tua innocenza di cane, le ho detto con le carezze per risanare le ferite.


Mi sono sollevata dopo molto poi ho continuato, lungo il sentiero, a camminare con il cuore in subbuglio, gli occhi vuoti di aghi di pino e gerani. Ecco le ortensie. Ecco sotto il portico un grande abbandono.


Ai lati del sentiero, le olle erano rotte, ma dentro alla prima c’erano tre rose selvatiche.


La porta era aperta. Sono entrata ed era lì. Seduta nel salone. “Ciao nonna”. Si è alzata: i capelli in disordine, la maglia verde acceso, i pantaloni chiari e stirati, le scarpe di papà. Timberland colorate. Che belle scarpe le ho detto per non piangere. Mi ha detto che ero bella, che trovava in forma me e i capelli, invece, pettinati. E dai suoi occhi ci siamo intese. Ho visto bene che lo sapeva che ero io quella del basco e della gonna scozzese. Si ricordava di me. Le ho dato un bacio con la guancia, le ho sfiorato la faccia, come distante.


Non le perdonerò mai di non riuscire a farsi perdonare, mai, da me.


Tu pensavi ad un sigaro che hai comprato quest’estate a Cuba, così ti ho lasciato in giardino come una palla sgonfia e me ne sono andata in camera mia, tra le mie cose, troppe cose. Oggetti, libri, fogli, musica ovunque.


Avevo troppe cose, così troppo perdo.


Mi sono seduta per terra, ho preso la tastiera e l’ho appoggiata sulle ginocchia, ho suonato Bach e sei arrivato ridendo, come un padre, di quella posa mia.


Sorridendo d’amore del fatto che tra tutte le cose da fare, avessi scelto proprio di sedermi per terra a suonare, con la tastiera sulle ginocchia. Ed è venuto da sorridere anche a me, per la vergogna di essere così insensata a volte. Così ho riempito qualche valigia e me ne sono andata al piano di sotto, per vedere cosa c’era di diverso, senza di me e la mia vita. Tutto. Poi quando sono risalita, c’era mia nonna davanti a tre cavalli dipinti a dirmi, come per la prima volta, con gli occhi accesi in un gran sorriso, che ero bella, di nuovo. Le ho detto “Grazie, non direi” e ho sorriso senza guardare.


Ho preso quattro stracci, li ho lavati io. Loredana non tinge più le mie cose di azzurro e stirare stiro io con le mani.


Sulla sedia c’era una giacca di velluto verde, mi hai chiesto da quanto tempo se ne stesse lì a sgualcire. Da quando me ne sono andata.


Poi si è fatto tardi, sul pesco c’erano ombre nuove e ho riposto i vestiti ancora umidi in una grande borsa. Andiamo, ti ho detto.


E mi hai seguito senza capire che si straccia il mio cuore a far così, a lungo andare. E ho avuto il sentore che le nostre distanze siano due tristezze differenti, tutto qui, e che tu non possa farci niente: non impareresti mai cosa ho nel cuore io.  La mia tristezza, come l’amore non riamato, è una moneta che si perde oltre il tombino. La tua è che non ti amerò e che mi perdo così, che non ne ho avuto mai la pazienza.


Il mio cane, la mia ombra, mi ha guardata dalle sbarre a lungo, quando ce ne siamo andati.


C’è un’olla rotta in giardino, con tre rose selvatiche.


 

finanziato da: BEA alle ore 11:15 | link |commenti (12)
conto: amore, racconti, vita, diario, amicizia, la mia assenza, 03 conto blu