Ho una casa nuova, un motivo per essere stata assente.
Lascio un appartamento che dividevo con due medici sardi femmine, per addentrarmi nel nuovo mondo della convivenza con me stessa. Da una settimana ho una nuova doccia a scottarmi la schiena, un frigorifero solo mio dove far appassire un limone e custodire il Parmigiano.
A gennaio, ho trovato un appartamento in pieno centro a Bologna, distrutto e con le pareti grigiastre. L’ ho imbiancato, stuccato e smaltato; spogliato dei vecchi mobili, sulla schiena giù per gli scalini e rivestito di mobili seminuovi, sul groppone della ditta dei traslochi.
Ho un lavoro nuovo, un motivo per essere stata distratta.
Lavoro in una Casa di cura privata, piena zeppa di suore bianche. Ho dovuto eliminare dal mio gergo le parole merda e cazzo, che rispolvero solo oggi, come una ventata di trasgressione a rinvigorire lo spirito.
Mi è caduto il cellulare nel water, un motivo per darsi delle sberle.
Il fatto è che ora indosso un camice bianco per lavorare, camice che è meglio togliere, per andare in bagno.In una sua tasca, posizionata a sud-est, un po’ di tempo fa, ho inserito il mio cellulare nuovo; se ho 20 cose in una tasca, a cadermi nell’acqua è sempre quella più elettronica. Rimboccandomi la manica, ho infilato la mano nella tazza e ho rinvenuto il mattoncino fradicio (devo dire che non mi sarei mai ritenuta capace di un simile gesto). La cosa ha comportato diversi danni; al di là del danno economico, ingenti complicazioni morali e un paio di figure da seppellirsi, per via di messaggi indebitamente partiti e disguidi simili che vi risparmio.
Riesco a non amare, un motivo per essere serena.
E’ ufficiale da oggi, dopo che sono riuscita a “conoscere”(in senso biblico), un altro corpo, senza che sopraggiungesse il desiderio passato e il dolore del non avere, a soffocare la voglia, è ufficiale che riesco a non amare.
Sono tornata.
Arrivo.