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La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



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giovedì, 20 settembre 2007

DIRE e NON DIRLO

 

Come un ciottolo in gola, dirti ti amo sarebbe sopravvivere improvvisamente, un fiotto rotondo d’aria, da inghiottire svelta nel dirtelo, perché quanto più eccede il cuore, tanto più mi scarseggia il fiato. Ti amo come a  inventarlo ad un tratto, un lanciare contro di te, a schiantarti in mille pezzi, una pietra dura e fredda. Dalla punta delle dita, lungo i segni delle calze, persino sul naso o in un’alzata tua di spalle, dirlo e lasciartelo lì. O scrivertelo, tanto non capisci niente. E poi anch’ io ti sono niente.
Camminavo oggi e ti amavo sopra ai lacci delle scarpe e dentro l’orlo dei pantaloni; ti amavo anche nel vetro di una pizzeria d’asporto, ma “dirtelo –pensavo- sarebbe come condannarsi, perché so come sei e a maggior ragione ormai che  non serve a niente, dirtelo è più lento che spararsi e tanto varrebbe, allora, fare in fretta”.
Sì, perché tu –checché se ne dica- non mi ami per niente e nessuno mai al mondo riuscirebbe ad amarmi così poco (forse un nano miniaturista) come tu mi ami, io invece ti amo tanto da schiantarmi nel non dirtelo, e a sufficienza amo me da non dirtelo mai.


Mentre faccio questi pensieri, lungo Via Rizzoli, tre cani neri taglia gigante, mi si fiondano  addosso. Cerco di scrollarmeli, ma non c’è verso.
<<Di chi cazzo sono ‘sti cani?>>- dico io, piena di grazia allo stesso modo, se non di più, di Maria, I cani continuano a sbranarmi.
A dieci passi da me, un punkabbestia vino-munito con braga a vita bassa e spaccatura verticale in zona anale,  mi si palesa senza dire niente. I cani sono inequivocabilmente i suoi, ma lui non ne rivendica la paternità.
Dietro di me, nel frattempo, un punkabbestia donna, con degli stivali rossi con frange a forma di frecce, due millimetri di calza a rete attorno a due buchi color carne di settantacinque centimetri a gamba, i capelli impiastricciati di alcune fra le prime tre sostanze da motore più unte ed inquinanti al mondo, seconde solo a quelle del mio scooter, saluta il padrone delle simpatiche bestie.
<<Ti hanno scambiata per la mia ragazza>> mi dice lui, indicando la giovane alle mie spalle.
Ecco perché non mi ami.