In comode rate

Anche i ricchi piangono


Creative Commons License
tutti i diritti riservati
(*loading* diritti)

La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



Black list

Berluscounter!

Servizi della Bea bank

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Elenco dei Blog italiani


Blog Aggregator 3.3 - The Filter



Image Hosted by ImageShack.us

Abbiamo rapinato

*loading* correntisti

Kira'stickers
domenica, 30 dicembre 2007

Dialogo non dialogato - una soluzione

B: - Devo chiederti un favore.

X: - Beh, dimmi. (svogliatamente)

B: - Non è un favore facile, non è uno dei soliti piaceri che si chiedono…

X: - Senti, elimina i preamboli, dimmi di che cosa si tratta e, se riesco, ti aiuto.

B: - Non mettermi fretta, mi agito, mi inibisci e poi non riesco più a parlare.

X: -Seh. Tu che ti inibisci. Devo ancora vederla.

B: - Beh.

X: - … (in silenzio, incrocia le braccia)

B: -Vorrei chiederti una cosa che solitamente non si dovrebbe chiedere…

X: - Sentiamo!

B: -…una cosa che ti chiederei anche in ginocchio, ma non mi pare il caso ora.

X: -Oddio, devo preoccuparmi?

B: - No, nulla di preoccupante, se non puoi, non importa.

X: - Però dimmelo, perché altrimenti parliamo per niente

B: - Per niente… Speravo che almeno ci fosse quel minimo di empatia che ti rendesse minimamente piacevole il parlare con me.

X: - Non siamo tutti uguali, non è che fare o non fare quello che hai in mente tu significa provare meno piacere o più piacere nel parlare con te. Vuoi che tutti si comportino come te.

B: - No, ho semplicemente supposto che se una persona ha fretta di concludere un discorso, non ha voglia di continuarlo. Mi sembra che si possa essere tutti d’accordo.

X: -Va bene. (svogliatamente e senza convinzione)

B: - Non devi dire va bene per fare piacere a me.

X: - Va bene. (con falsa  diplomazia, mostrando volutamente  disinteresse, e totale assenza di  credibilità)

B: - A questo punto, mi sembra anche inutile chiederti questo favore, tanto non me lo faresti, è evidente…

X: - D’accordo (senza insistere)

B: - …ormai, ché ho parlato, te lo chiedo, ma sbaglio.

X: - Fa’ come credi (alzando le spalle, senza sorridere)

B: -…

X:- .

B: -Vorrei chiederti di amarmi.

B: - Devi amarmi, avere voglia di vedermi, devo mancarti ed essere un tuo desiderio. Non importa tu mi dia una grande passione, andrà benissimo anche solo che tu mi ami.

B: - Se puoi, tornando indietro nel tempo, convincimi che mi hai sempre amato e che se mi ami non lo fai per farmi un favore.

X: -? (con gli occhi ben aperti, senza lasciar trasparire emozione)

B: - Dovresti solo tornare da me e amarmi; facciamo che mi hai sempre amata e non se ne parli più. Io, da parte mia, continuo ad amarti.

X: -Non credo sia il caso…

B: - Perché fai così? Ti chiedo solo un favore, cosa ti costa? Tanto, se non te ne importa nulla di me, ti sarà facile amarmi, la cosa non ti disturberà affatto, ti lascerà completamente indifferente.

X: -Facciamo così: tu lo fai un favore a me?

B: - Tutto quello che vuoi, morirei per te, ti darei tutto, non voglio nient’altro al mondo, niente mi darebbe più felicità dell’avere il tuo amore e tutto farei… Tutto.

X: - Ti chiedo di non amarmi più.

B: -…

X: -…

B: -Ma…

X: -Non amarmi più!

B: - Lo sai che non riuscirei. Neanche se tu mi amassi.

finanziato da: BEA alle ore 17:54 | link |commenti (37)
conto: parole, pensieri, amore, vita, diario, disamore
martedì, 25 dicembre 2007

Silenzio

Abbiamo costruito talmente tanto attorno al silenzio che l’abbiamo fatto parlare, che ora è riuscito a diventare un piccolo silenzio, un silenzio che abbiamo sporcato.
Quando dici che le parole hanno un peso, così che tu ricordi le mie, temo che tu lo faccia con una falsa idea di me.
Non mi sono mai sprecata in parole e Ti amo l’ ho detto ad una persona  al mondo. Non avrei sprecato parole, se la seconda volta l'avessi detto a te, ma pur esplodendo e con tutte le ragioni per farlo e le certezze, non sono riuscita a dirtelo.
In parte non mi avresti creduto, in parte sarebbe stata una rottura di quel silenzio che già poco sapevo darti. Avevo paura di perderti, proprio con le uniche parole che faticavo veramente a  tacere, proprio anche quando avevo capito che, senza amore tuo, ti avrei perso comunque.
E ho provato un dolore da cui mi riesce difficile riavermi; perché se si può amare con tutto l’amore una creatura, ecco che così io ti ho amato e mi vergogno persino a dirlo e mi meraviglio del mio coraggio, perché non l’ho detto mai.
Il mio silenzio era una sera, al telefono, fuori da un bar, quando ti avevo detto, per averti, che ti avevo preso in giro, che non era vero niente; cercavo l’amore in un dispiacere che avresti dovuto mostrarmi, vivo di desiderio e di paura. Ero gelosa, forse, della tua sofferenza, volevo tu mi amassi con una sofferenza maggiore di quella che a te dava il mondo. E invece era il mio dirti Ti amo, come non ho saputo dirlo mai, come non ho saputo dirlo un pomeriggio che tu soffrivi e non volevi sentire nessuno e nella profondità di un letto, forse, avevi pianto.
Ti amo, volevo dirti. Ma non come tutti dicono, ma con l’amore di una madre, di una figlia, di un’amante, la disperazione di amarti al di sopra delle parole. Che esagerazione, avresti detto. Come hai detto sulla soglia di una porta, dopo un bacio, il primo, che mi aveva spezzato le ginocchia e per cui, in cambio, non avrei desiderato null’altro al mondo. Mi ero sentita mancare e avevo dovuto cercare un appoggio, per non cadere.
Non lo sapevo si potesse amare così e non sapevo si potesse così tanto non essere amati, tanto da pregare tu cambiassi e mi volessi. Dopo tanto indicibile dolore, bevuto negli anni, mi pareva persino sciocco ed elementare che proprio il tuo amore potesse salvarmi, come un semplice antidoto al mio veleno. E lo avrebbe fatto sul serio. Il tuo sciocco amore qualunque. Il tuo e di nessun altro.
Non so se ho sofferto mai così, così come molti hanno sofferto per via di me; ho provato un dolore diverso, non era il dolore pungente e travolgente di una catastrofe, ma ne erano –male ben peggiore- i segni e l’eco.
Una tristezza che era un baratro infinito, un pianto continuo alla vita. Una malattia insanabile. Senza te, non essere felici mai più.
E avrei voluto dirti Ti amo altre mille volte, perché fosse una parola e non silenzio, perché tu la stampassi bene nella mente, come bastasse amare davvero e dirlo, per essere riamati. E non avere paura di te.
Non ho rotto un silenzio, con le  parole, chissà quali, che ti rimangono impresse di me, l’ ho solamente sporcato.
E tu, che sei sempre tu, starai in silenzio, persino ora.

 

E' Natale, amcici miei. So di avervi un po' trascurato e che mi mancano secoli delle vostre vite per mettermi in pari, ma vi penso. Siete creature respiranti e vive e mi manca non poter recapitarvi un abbraccio e l'augurio di ottenere quello che desiderate. Vi auguro di riuscire ad essere felici con la semplicità dell'essere felici e con la libertà dell'esserlo per ciò che viene, ancor prima che per ciò a cui andate in contro. Un bacio


finanziato da: BEA alle ore 01:37 | link |commenti (16)
conto: parole, pensieri, amore, racconti, vita, diario, disamore
lunedì, 08 ottobre 2007

NIENTE DI SPECIALE

Non sei proprio niente di speciale.
Specialmente quando imbronci il mento e giri la testa.
Uno scatto di ingranaggi, lo sbuffo di un accento.
Quando ridi, non c’è niente oltre quel suono, non sono gradini
a corrermi in contro, non è maggior felicità, la tua felicità.
Non è la mia, la nostra.
Non sei nulla di speciale. Di bellezze più belle  ne ho viste molte,
ho riso a simpatie più sciolte.
Lo sguardo, il tuo, non mi arriva al cuore liquefacendosi sulle palpebre come quello di sguardi che arrivano al cuore liquefatti, già fin dalle palpebre.
Arriva, a mala pena, agli occhi.
Di mani ne ho conosciute di più magre, le tue dita non sono poi così lunghe.
Non sei nulla di speciale.
Amare te è uno spreco,
che tu non mi voglia è una privazione così indifferente e scarna,
un’assenza così ovvia, una carta così incenerita e per errore,
che spesso mi viene voglia di morire dal niente.
E che cos’hai tu in più dell’altra gente è niente.
Che non mi ami, hai.
E se è questo il prezzo…
Ma tante persone, sai, non mi amerebbero gratis.
Per un dolore minore, molta e miglior gente
saprebbe non amarmi con maggior non amore.

-Anche questa poesia non è niente di speciale. Per fortuna-

finanziato da: BEA alle ore 20:40 | link |commenti (20)
conto: parole, pensieri, poesia, amore, riflessioni, vita, diario, disamore
venerdì, 10 agosto 2007

I 400 COLPI



Faire les 400 coups = condurre una vita dissipata.

Le sottilette sono troppo grandi, troppo piccolo il pane in cassetta.
Riducete la sottiletta, ridimensionate il pane.
La mia vita è dispendiosa: ieri ho comprato i Polaretti.
Li ho surgelati. Tre ore, occorre attendere tre ore.
Mezz'ora no. Quarantasette minuti no. Un'ora e venticinque minuti no. Due ore e sedici minuti, mai.
Tre ore, forse quattro, vanno bene.
Ghiaccioli alla frutta. La mia infanzia, dopo il nascondino, tra la cucina e la cantina (per via della bicicletta e per via della rima).
Per via D'Azeglio,
Ho incontrato Lucio Dalla in un bar. Gli ho lasciato un foglio che avevo con me.  Sopra ho scritto "(...)" Non lo ricordo più.
Anche mia nonna ha l'Alzheimer.
Ha letto le prime due righe.
"Non perdiamoci di vista" ha sentenziato.
Mi ha dato il suo indirizzo.  Non l'ho mai usato. Ho sognato, una notte, che mi chiamava lui.
Ero a scuola, al liceo. Mi aveva detto vediamoci e avevo pianto perché non potevo uscire.
Però ho usato l'indirizzo di una pazza datrice di lavoro.
Sono arrivata in ritardo, siccome era caldo, siccome avevo corso, sudavo.
Lei ha i capelli neri, tinti male, molto male.
"Chi sei?"
"Avevo un appuntamento con lei"
"Chi ti ha mandato da me? Chi ti ha dato l'indirizzo?"
(Lucio Dalla)
"Silvia. Cioè detta Sissi"
"Ah, la mia Sissi.  Ah, io l'adoro, Cazzo. Posso dire cazzo? Non ti formalizzi?"
"Non mi formalizzo"
"Quando inizi?"
"Faccia lei"
"Tieni il numero, decidi tu. Il contratto se lo vuoi, te lo faccio per sempre. Se vuoi te lo faccio un mese. Lo vuoi per un anno?  Hai la tredicesima, sono millequattrocento euro per otto ore di lavoro. Dal lunedì al venerdì."
"Le farò sapere, buonasera"
"Ciao"
Scusi, lei, posso dire cazzo? Posso? La prego,  signore, non si formalizzi.
La mia vita dissipata. Non ho capito come si dividono i colori nel bucato. Se riempio la lavatrice non tutta, ma più della metà, quanti acchiappacolore ci vogliono per non rovinare i vestiti? Uno o due? Rischio i vestiti e risparmio una salvietta acchiappacolore o salvo i vestiti? La mia vita dissipata: due salviette. Due.
L'amore è soprattutto concentrazione all'amore e distrazione alla vita.
Scendi il cane ché lo piscio.
Vorrei amare, domani.
Nonostante tutto, non vorrei farlo per l'angoscia che ho, per le sottilette, per il lavoro e la centrifuga che una volta ha perso acqua, che una volta ha riversato acqua sulle piastrelle verdi del bagno. Mica per i ghiaccioli; nonostante la mia vita dissipata, non vorrei amare per distrazione alla vita, distrarmi dalla vita.
Vorrei amare ancora, nonostante tutto,  non per amore mio, per l'amare io. Direi piuttosto per l'amore suo. Perché ne abbia, d'amore, sul lembo o proprio dentro la sua vita dissipata.




finanziato da: BEA alle ore 14:39 | link |commenti (26)
conto: poesia, amore, riflessioni, vita, diario, lavoro, disamore, 07 conto sfogo
mercoledì, 11 luglio 2007

DISAMORE

Ma chi le legge le scritte sulle panchine? Sapranno mai Dodo, Marco, Riki, Fillo dell’amore sul legno, dell’amore tossico dei pennarelli indelebili?  Ho capito, nella lucidità di un ottundimento del cuore, che per quanto dolore ci sia nell’amore, per quanto si desideri morire e buttarsi nel vuoto, a volte, e  strapparsi il cuore, contro il muro, con la testa, nell’ignoranza insanabile della vanità della disperazione, per quanta incorporea disperazione ci sia in certo amore provvisorio e provvisoriamente non riamato, ho capito che il male, il male è non amare.



Lo so solo io di certi amori dei giardinetti, di certi amori del 2001. E loro sanno di me.


Io e le scritte rimaniamo a guardarci nelle nostre due tristezze. Quanto amore non riamato sulle panchine. Mi sembra di sentirne il pianto, nel legno liscio, senza schegge. E per quanto dolore ci sia in certe scritte da ragazzi, per quanta disperazione –e vera- ci sia negli occhi di certe biondine innamorate e non volute, per quante chiacchiere sconfortate e disilluse, piene di spasimo e di inchiostro e di rosso, per quante lacrime -mie- non scritte, non c’è dolore più grande di non amare,  più grande di quello che portano in sé –salde e quadre- le panchine.   
finanziato da: BEA alle ore 00:59 | link |commenti (25)
conto: pensieri, poesia, amore, racconti, diario, disamore