
LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

ALMANACCO31 di ottobre, Santa Brutta Giornata (vergine), Bologna 2006
Camera da letto. Stamattina, alle 5:58, mi sono svegliata. La sveglia era alle 6:00, ma il mio orologio biologico è più furbo e stamattina l'ha fregata, quella bastarda. In altre occasioni, siccome io mi accontento di quel che viene, mi sarei rimessa a dormire, cadendo in un sonno profondo, per i due minuti restanti, ma siccome oggi era il 31 di ottobre e si vede che il 31 di ottobre bisogna svegliarsi spontaneamente due minuti prima altrimenti il fisico si offende, mi sono alzata. Era un dispetto alla consuetudine.
Cucina. Ho preso la macchinetta del caffé, l'ho riempita, ho stritolato la macchinetta con tutta la forza che avevo in corpo -ricordardandomi nel mentre che l'animale più forzuto al mondo è (sorprendentemente) la formica che riesce a sollevare pesi superiori di tre volte al proprio (letto su Focus in quinta elementare e rimasto tra le nozioni inutili, ma indelebili del cervello insieme a Trebbia-Taro-Secchia-Panaro, formula propiziatoria rimata, recentemente da me rivisitata, per sentito dire, come "serie di affluenti del Po")-. Ho messo la macchinetta Bialetti sul fornello. Mentre aspettavo il cruuusch-crrrrshaaaashh-schhhhh-guruk-cruk-ffffffff del caffé pronto, ho preparato i vestiti del giorno: pantalone verde con tasche e rispettive cuciture arancioni, maglia grigia a maniche lunghe, felpa blu con cappuccio a bordi arancioni e richiamo grigiastrino per giustificare la maglia. Il tutto impreziosito da un paio di Adidas scalcagnate, lavate per l'ultima e definitiva volta da M., nell'estate del 2004 (il bagno è da quella parte).
Bagno. Fatto doccia cospargendomi di bagnoschiuma al mughetto, truccata con rimasuglio agognato e sudato di fondotinta del quale già da un paio di mesi rimane solo un vago odore, ma non colora nemmeno più. Mi sono cosparsa di tre kg di terra color Amadeus, inrimmellata, immatitata, vestita. Sono uscita.
Scale condominio. Fatto scale del condominio di corsa, rallentando all'altezza del piano della proprietaria per timore riverenziale.
Macchina. Ho trovato la macchina, prestata ieri ad un'amica, insolitamente pulita. Sì, non c'era che dire: la mia amica me l'aveva lavata.
Strada. Oggi c'era lo sciopero dei semafori. Centinaia di semafori manifestavano per le strade di Bologna con le tutine arancioni e allora ho pensato che anch'io dovrei fare qualcosa per la mia categoria, anch'io dovrei manifestare, imbottirmi di coscienza sociale, essere figlia del mio tempo. Sì, perché: è giunto il momento di svelare il misterioso nuovo lavoro di bea.
Lavoro. Non ora.
Strada. Uscita dal lavoro, i semafori non scioperavano più e nemmeno io mi sentivo di fare qualcosa per la società.
Vuoto.
Terrazzo di un'amica. Dopo una giornata iniziata con due minuti di anticipo, l'ho fatto. Ero troppo disperata. Ho fumato. Camel. Pioveva. Ho vanificato i sacrifici di sei mesi. Ho pensato che non ha senso fare sacrifici, perché poi succede qualcosa che vanifica tutto.
Casa dell'amica del terrazzo(interno). Ho pensato che -sì- c'è sempre qualcosa che distrugge l'impegno e lo schernisce.
Quel qualcosa sono io.
Oggi ero io. Perché io devo sempre essere forte, continuare a lottare, perché devo tenere duro quando non ci sono più le mezze stagioni e Venezia è una bella città ma non ci abiterei? Perché? Perché devo mantenere la calma? Ma -a me- chi mi mantiene? A me.
<<Non posso continuare. Continuerò>> Samuel Beckett
La mia assenza: IL FUMO...E una mattina mi sono svegliata con un po' di tosse così non ho fumato per tutto il giorno. Siccome poi il giorno dopo avevo mal di gola, non ho fumato nemmeno il giorno dopo. Siccome poi avevo il cuore pieno di dolore e i polmoni non lo so, ho resistito per una settimana. Proprio io. Io che con la sigaretta in mano, cercavo il pacchetto per accendermi una sigaretta, io che mi accendevo una sigaretta e poi dovevo spegnerla perché mi ricordavo, ad un tratto, che stavo mangiando. Io che tenevo i grissini tra l'indice e il medio e me li appoggiavo sulle labbra per aspirarli finché non capivo che erano solo pane , tutto pane e niente arrosto. Proprio io, che fumavo in bicicletta, sui pattini, sui pendii in salita, di corsa verso qualcosa. Poi una sera mi è passata la tosse e allora in una terrazza di un appartamento di Cagliari (è da lì che non vi scrivevo più, è da lì che non potevo più parlarvi) ho acceso una sigaretta e ho provato un senso di colpa verso di me, dei miei sacrifici, della mia rinuncia. L'ho spenta. Siccome continuavo a piangere in quei giorni, siccome non cambiava nulla un dolore in più o uno in meno, ho smesso di fumare. E' da tre mesi che non fumo. Siccome poi ero a Cagliari, avevo sostituito il fumo con il formaggio. Volevo fumare e prendevo un pezzo di pane carassau e ci spalmavo sopra il formaggio fuso. Volevo fumare e mi mangiavo un caprino. Volevo fumare e mi tagliavo una fetta di pecorino stagionato. Volevo fumare e via di gorgonzola. Volevo fumare e mi compravo gli antipastini Invernizzi con i mini formaggini alla Provenzale. Qualche volta, per spezzare, volevo fumare e mangiavo una banana. Colpo di scena. Poi sono tornata a Bologna e sono entrata in un centro di disintossicazione da formaggio, un centro dove apri il frigo e dentro c'è: un limone grigio deceduto con un barattolo di capperi che ne dà il triste annuncio e un tubo di triplo concentrato Mutti inconsolabile e... là in fondo... un pezzo di Parmigiano Reggiano con la muffa. Non ce l'ho fatta nemmeno lì, ma un po' mi sono disintossicata. Il fatto che io abbia smesso di fumare la dice lunga sulla mia disperazione. Questa è una seconda cosa che dovevo dirvi.