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La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



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mercoledì, 05 novembre 2008

La pipì, ottobre 2008

L'altro giorno mi trovavo in una ridente frazione di Bologna: Corticella. Ero in macchina. Dopo aver parcheggiato, mi è venuto il sospetto di avere la pipì. Scesa dalla macchina, ho iniziato a riflettere sullo stimolo, nonché a guardarmi intorno in cerca di un bar. Nessun bar. Il fatto è che appena ho avuto la coscienza di trovarmi in una landa desolata, la pipì ha iniziato a premere più forte, fino ad annebbiarmi la vista. Con i sudori freddi, ho tentato di fare qualche metro in cerca di un'alternativa.
La pipì, secondo me, ha un sistema a molla, grazie al quale per ogni passo che tu fai in sua compagnia, senti il bisogno impellente di tornare agli ambienti più familiari che ti ritrovi a disposizione.
Dopo aver escluso di suonare alla porta della caserma dei caribinieri, distante un centinaio di metri, il principio a molla della Pipì, ha  riportato il mio corpo irrigidito alla macchina. Appoggiata allo sportello, sono rimasta paralizzata per qualche minuto finché non ho avuto una visione: due signore sulla settantina in tenuta da passeggio.
Ho scelto quella con i capelli più bianchi: "Signora, mi scusi, sa se c'è un bar aperto in zona?". Sembrandomi una domanda troppo emotivamente debole, per trovare in lei comprensione e reale appoggio umano, dopo una brevissima pausa di riflessione, ho deciso di andare fino in fondo: "Mi scappa la pipì, credo che non resisterò".
La signora, capita l'urgenza, ha prontamente iniziato a guardarsi in giro: "No, i bar sono tutti chiusi, oggi".
La morte.

La signora, profondamente toccata dall'espressione di disperazione scesa sul mio volto, inizia a meditare. Nel frattempo, voltata la testa per perlustrare meglio il luogo, noto l'indicazione "ORATORIO". Perfetto, penso, andrò in oratorio. Ora et ura (da urina).
"Se non fosse così tardi, ti porterei a casa mia..."- mi dice intanto la nonnina. "A casa sua? Subito, anche nell'ingresso. Mi dia le chiavi e vado da sola" -vorei dirle. "Ma Signora è troppo gentile, non si preoccupi, ho visto che c'è un oratorio, posso andare lì". Cogliona. Mentre mi sento pronunciare queste parole, la pipì inizia ad urlare, sento che sta cercando di uscirmi dai gomiti. Ma ad un certo punto, una voce: "Ciao Franca!". La signora Franca, la nonnina dai capelli bianchi, riconosce un volto amico, si illumina e inizia a gridare in mezzo alla strada: "Fiorella, accompagna questa ragazza al bagno dell'oratorio: LE SCAPPA LA PIPì". Bene, fatta la mia porca figura, seguo la signora Fiorella che, a metà strada, mi dice "Beh, perché non vieni su a casa mia?". Sì, lo voglio.

La mia salvezza.
Aperta la porta di casa, mi indica una porticina in fondo al corridoio. BAGNO, c'è scritto.
Vado. Faccio una delle pipì più belle della mia vita, in sospensione su quei sanitari candidi e puliti (ma non si sa mai). Ne tengo anche un po' perché dura troppo e non voglio che la signora pensi che me ne approfitto.
Finalmente esco dal bagno che ho persino riacquistato colore. Cerco di raggiungere questa Fiorella per ringraziarla e giurarle devozione eterna, ma: lei è al telefono con il Comune di Piacenza. Rimango mezz'ora sulla soglia della porta della camera da letto, gli occhi bassi, a sentire lei che dà tutti i suoi dati anagrafici. E sono nata il *, e sono residente a *, e mio babbo era di *, ma la mamma però no. Un delirio. Quando finalmente riattacca, posso dedicarmi ai mille ringraziamenti: mi prostro ai suoi piedi, con danze e riti e mi congedo.
"Figurati, povero tesoro. Non preoccuparti. Ciao, bella. Poverina..."
Ciao Fiorella.
 
 
finanziato da: BEA alle ore 16:01 | link |commenti (17)
conto: racconti, vita, diario, aneddoti, grazie, 05 conto frivolo
mercoledì, 11 aprile 2007

GRAZIE

Grazie Dio, Tu che non esisti, Tu che mi hai lasciato dietro le sbarre di un letto a stringere in un addio la mano ad una donna che amavo, Tu che mi hai tolto tutto, che non mi hai dato tempo, che non mi hai insegnato l’inglese, che mi hai fatto conoscere la demenza, l’ingiustizia, i capelli tirati e le unghie sugli avambracci e mi hai lasciata sola da bambina e da ragazza e ancora lo farai quando sarò una donna piena. Grazie, a te che mi hai tolto affetto, che mi hai dato rabbia, e schiaffi, a te che chissà quanto altro mi toglierai ancora, appena mi volto, a Te che ora mi strozzi la gola con il pianto e mi allaghi gli occhi senza amore, senza niente, con tutta la confusione che mi dài, grazie. Grazie Dio, Dio che non esisti e che Ti ho bestemmiato una volta, che una volta Ti ho difeso da bestemmie, Dio delle ambulanze e del sangue, dell’insonnia, del lexotan in gocce, Dio delle macchine ferme ai lati delle strade, del latte scaduto, delle dita schiacciate, degli ospizi, Dio di mio nonno, Dio delle madri cattive, Dio dei senza-madre. Grazie per la soglia della porta, per l’articolo sulla Cronaca di Bologna, per il sorriso raro e lontano di Luca, per le labbra di un bacio e se vorrai farmi amare un attimo appena ancora, io, Dio, già da ora, Ti ringrazio.

finanziato da: BEA alle ore 01:29 | link |commenti (17)
conto: poesia, amore, vita, grazie, preghiera, 03 conto blu