In comode rate

Anche i ricchi piangono


Creative Commons License
tutti i diritti riservati
(*loading* diritti)

La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



Black list

Berluscounter!

Servizi della Bea bank

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Elenco dei Blog italiani


Blog Aggregator 3.3 - The Filter



Image Hosted by ImageShack.us

Abbiamo rapinato

*loading* correntisti

Kira'stickers
giovedì, 29 marzo 2007

LA LISTA

C’è una donna che ha gli occhi che sembra che pianga fra breve o da breve che abbia pianto e quando la guardo ha un dolore nel fondo che, fosse un lago, lo pescherei, lo pescherei. E l’ ho sognata più piccola e leggera e –sollevata con le braccia- non so di che cosa scherzavamo insieme, ma per un attimo ha riso. Questa donna ha i capelli rossi e ride poco e ci si snoda negli occhi. Due occhi belli e perduti.

C’è uno che mi conosce, che conosco; come un fratello potrei baciarlo sulle labbra e nessuno capirebbe, ma noi sì. Noi sì. E se ci dicessimo ti amo, nessuno saprebbe cos’è, eccetto noi. Noi non abbiamo paura di niente e siamo fratelli, io sua sorella e sappiamo essere pieni di baci.

C’è che ho visto l’eclissi e abbracciavo due spalle per sempre, eternamente, all’infinito, fra i fili e le mollette per stendere.

C’è un camion senza rimorchio, a me fa sorridere. Sono cose da poco. Mi ricorda un uomo con i capelli tagliati mali, tutto ritto e impettito che va . E non si volta mai, morbido, indietro.

C’è poi mio padre Andrea, come il passato, come quello che avrebbe dovuto essere e non sarà mai o non sarà più. Mio padre quella volta che l’ ho visto piangere, seduto, per un uomo che mi amava. E uno schiaffo da rimanere zitti per ore.

Mia madre non c’è.

C’è che ho dormito in un prato e non sono più tornata. E riconosco le magnolie e riconosco la forsizia. C’è la primavera un’altra volta e non sono pronta ad essere io di nuovo. Sono forse una macchina da guerra, una che passa. Pur ci sono anch’io e non devo, non devo più avere paura.

C’è che ho stretto una mano e -sfiorata la pelle- ho sospirato a lungo, inspirato il calore, aperto il cuore. Le orecchie tese a sentire il movimento, che non fosse solo il mio, che fosse tiepido e placato; pacato, vibrasse a lungo. Mi ha scosso il corpo, come un bacio improvviso che cade e si perde. L’odore della pelle più calda e una voce che canta, come la felicità. Come si potesse, noi due, essere felici. E nemmeno una carezza.

C’è Barbara che non so bene chi sia, ma ti parla e guarda come una che potrebbe capirti e stare al gioco, una di noi, del nostro cortile. Ci giocherei una volta a pallone, se tornassi bambina. 

C’è che forse non sono niente per te ed è l’una passata. E’ così semplice la vita alla fine, così spoglia e ossuta, come un ramo o gli occhiali o grattarsi, l’amore, urlare. Come se ognuno -ma non tu-  stesse sveglio alla sua notte; come se io alla mia.