
LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

Moltiplica
So che siete lì
La tua casa
Al corpo
NIENTE DI SPECIALENon sei proprio niente di speciale.
Specialmente quando imbronci il mento e giri la testa.
Uno scatto di ingranaggi, lo sbuffo di un accento.
Quando ridi, non c’è niente oltre quel suono, non sono gradini
a corrermi in contro, non è maggior felicità, la tua felicità.
Non è la mia, la nostra.
Non sei nulla di speciale. Di bellezze più belle ne ho viste molte,
ho riso a simpatie più sciolte.
Lo sguardo, il tuo, non mi arriva al cuore liquefacendosi sulle palpebre come quello di sguardi che arrivano al cuore liquefatti, già fin dalle palpebre.
Arriva, a mala pena, agli occhi.
Di mani ne ho conosciute di più magre, le tue dita non sono poi così lunghe.
Non sei nulla di speciale.
Amare te è uno spreco,
che tu non mi voglia è una privazione così indifferente e scarna,
un’assenza così ovvia, una carta così incenerita e per errore,
che spesso mi viene voglia di morire dal niente.
E che cos’hai tu in più dell’altra gente è niente.
Che non mi ami, hai.
E se è questo il prezzo…
Ma tante persone, sai, non mi amerebbero gratis.
Per un dolore minore, molta e miglior gente
saprebbe non amarmi con maggior non amore.
-Anche questa poesia non è niente di speciale. Per fortuna-
DIRE e NON DIRLO
Come un ciottolo in gola, dirti ti amo sarebbe sopravvivere improvvisamente, un fiotto rotondo d’aria, da inghiottire svelta nel dirtelo, perché quanto più eccede il cuore, tanto più mi scarseggia il fiato. Ti amo come a inventarlo ad un tratto, un lanciare contro di te, a schiantarti in mille pezzi, una pietra dura e fredda. Dalla punta delle dita, lungo i segni delle calze, persino sul naso o in un’alzata tua di spalle, dirlo e lasciartelo lì. O scrivertelo, tanto non capisci niente. E poi anch’ io ti sono niente.
Camminavo oggi e ti amavo sopra ai lacci delle scarpe e dentro l’orlo dei pantaloni; ti amavo anche nel vetro di una pizzeria d’asporto, ma “dirtelo –pensavo- sarebbe come condannarsi, perché so come sei e a maggior ragione ormai che non serve a niente, dirtelo è più lento che spararsi e tanto varrebbe, allora, fare in fretta”.
Sì, perché tu –checché se ne dica- non mi ami per niente e nessuno mai al mondo riuscirebbe ad amarmi così poco (forse un nano miniaturista) come tu mi ami, io invece ti amo tanto da schiantarmi nel non dirtelo, e a sufficienza amo me da non dirtelo mai.
Mentre faccio questi pensieri, lungo Via Rizzoli, tre cani neri taglia gigante, mi si fiondano addosso. Cerco di scrollarmeli, ma non c’è verso.
<<Di chi cazzo sono ‘sti cani?>>- dico io, piena di grazia allo stesso modo, se non di più, di Maria, I cani continuano a sbranarmi.
A dieci passi da me, un punkabbestia vino-munito con braga a vita bassa e spaccatura verticale in zona anale, mi si palesa senza dire niente. I cani sono inequivocabilmente i suoi, ma lui non ne rivendica la paternità.
Dietro di me, nel frattempo, un punkabbestia donna, con degli stivali rossi con frange a forma di frecce, due millimetri di calza a rete attorno a due buchi color carne di settantacinque centimetri a gamba, i capelli impiastricciati di alcune fra le prime tre sostanze da motore più unte ed inquinanti al mondo, seconde solo a quelle del mio scooter, saluta il padrone delle simpatiche bestie.
<<Ti hanno scambiata per la mia ragazza>> mi dice lui, indicando la giovane alle mie spalle.
Ecco perché non mi ami.
LUCIANO PAVAROTTI
LA PRESTAZIONE
UN MOSTROIl mio amore ha due braccia aliene.
E’ verde e poi blu e ancora verde,
sputa rosse fiamme rotonde, forse gocce.
Ha un muso cattivo, è un mostro gigante con mani a dozzine, acuminate.
Il mio amore fa piangere, ha pianto in me
nel corridoio, sul sedile, con l’insalata sotto la punta del coltello,
sulla soglia di una porta ha tremato e
ripianto
seduto, in piedi, sdraiato sul dorso o con la faccia a soffocarsi.
Il mio amore ha anche riso come un pazzo ed è corso in contro ad un paio d’occhi e ha dato un bacio ed abbracciato,
all’ultimo piano
si è sciolto e ha pregato.
Ha guardato le stelle decappottabili, fatto viaggi, bevuto birra appena.
E ciò che me lo fa amare anche nel limbo
che detesto,
mentre sputa e bestemmia o mentre ama ed accarezza,
ciò che lo tiene vivo e lo perdona in me,
quando promette ed è un bugiardo o mi lusinga ed abbandona,
E’ che nonostante sia troppo sé per taluni (o troppo poco per tal altri)
È stato sempre, per me,
In cuor suo,
vero amore,
E per te,
in cuor mio,
specialmente.
I NOMI